domenica 5 giugno 2011

Intervista a John J. McNeill

Alla fine del mese di aprile 2011 il mio caro amico Innocenzo Pontillo mi chiese di mettermi in contatto con il teologo statunitense John McNeill, uno dei più noti attivisti omosessuali dei diritti civili per le persone LGBT (acronimo per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), al fine di farmi rilasciare da lui un'intervista sul suo impegno di sacerdote, psicoterapeuta e counselor gay, in vista della sua partecipazione all'Europride 2011 di Roma.
Da quell'esperienza almeno due persone, il traduttore ed io, sono uscite profondamente mutate.
L'insegnamento che è possibile trarre dalle parole di McNeill, pone le persone LGBT credenti, in Italia come nel mondo, nella condizione di comprendere una volta per tutte che il nefando giudizio del Vaticano non ha e mai avrà il potere di far sentire immorale un intera parte della società civile e che la grazia di Dio discende anche su di noi, persone LGBT, per renderci delle persone migliori e per fare di noi, attraverso il Suo amore, degli strumenti che siano in grado di fare la Sua volontà.

Cara Lidia Borghi,
Mi scuso per tutte le false partenze. Ecco l'intervista: grazie per avermi richiesto un'intervista. Ho 85 anni e la mia memoria non è come un tempo. Quindi spero vi unirete a me con una preghiera allo Spirito Santo di Dio, affinché Egli mi aiuti. Ho pubblicato un'autobiografia "Con i piedi fissi a mezz'aria, il mio viaggio spirituale". Questo libro non è ancora stato pubblicato in italiano.
Ero consapevole del mio orientamento omosessuale fin dalla più tenera età. Essendo nato in una devota famiglia irlandese cattolica, accettai l'insegnamento cattolico e pregai per ottenere la grazia di vivere una vita di celibato.
Quando avevo 17 anni, mi arruolai nell'esercito degli Stati Uniti e andai a combattere contro la Germania. Fui catturato dai tedeschi durante la battaglia delle Ardenne e trascorsi gli ultimi sei mesi della guerra come prigioniero di guerra. Noi, prigionieri, morivamo di fame. Una volta, uno schiavo-operaio in una fattoria si accorse di quanto fossi vicino a morire di fame e rischiò la vita per lanciarmi una patata destinata agli animali.
Gli feci un segno di ringraziamento. Come risposta si fece il segno della croce. Quest'uomo aveva rischiato la vita per sfamare me, che ero uno sconosciuto. Proprio a quel momento faccio risalire la mia vocazione al sacerdozio.
La mia costante preghiera, da quel momento sino ad ora, è: "Signore, concedimi la grazia di conoscere che cosa vuoi da me e dammi il coraggio di essere in grado di farlo!"

Al mio ritorno negli Stati Uniti, dopo diversi mesi in ospedale, entrai a far parte della Compagnia di Gesù. Nei primi anni '60 i miei superiori mi inviarono in Belgio, a Lovanio, per completare un dottorato in filosofia sull’opera filosofica di Maurice Blondel. Una delle affermazioni più memorabili di Blondel è: "Il nostro Dio abita in noi. L'unico modo per poter diventare uno con Dio è quello di diventare uno con il nostro autentico sé!".
Durante i quattro anni in cui lavorai al mio studio su Blondel, cominciai a dare sfogo ai miei bisogni sessuali in modo compulsivo. La vergogna e il senso di colpa che provavo diventarono così forti che stavo seriamente pensando al suicidio. Durante una preghiera ricevetti un messaggio da Dio: avrei dovuto avere fiducia in Lui, poiché tutta la sofferenza che stavo passando avrebbe avuto un senso nel mio futuro ministero. Poco tempo dopo, ad Avignone, incontrai il mio primo amante gay. Nei tre anni successivi ebbi un'esperienza dell'amore omosessuale così profonda e gioiosa, che dovetti rimettere in discussione l'insegnamento della Chiesa sul male intrinseco nelle relazioni d'amore gay.
Al mio ritorno negli Stati Uniti intrapresi diversi anni di studio sul significato morale dell'omosessualità da tutti i punti di vista: teologico, biblico e psicologico. Pubblicai i risultati nel mio libro "La Chiesa e gli omosessuali" sostenendo che, poiché non era più valida nessuna delle spiegazioni della Chiesa circa la condanna dell'omosessualità, la Chiesa avrebbe dovuto rivedere la propria posizione entrando in dialogo con la comunità cristiana gay e discernere ciò che lo Spirito Santo sta dicendo alla Chiesa attraverso l'esperienza dei suoi membri gay.

Poco dopo il mio ritorno dall’Europa incontrai Charles Chiarelli al “Saint Charles Bar”, un bar gay di Toronto. Charles è il mio amante e il mio compagno da 45 anni a questa parte. Ringrazio Dio ogni giorno per la benedizione di Charles nella mia vita.
Senza la costante esperienza del suo amore, il mio ministero a persone LGBT sarebbe stato impossibile.
Il Padre Generale dei Gesuiti, Pedro Arrupe, mi ordinò di sottoporre il manoscritto a due serie di censori, cioè ad un gruppo di teologi morali negli Stati Uniti e ad un gruppo di teologi morali a Roma. Tutti i censori approvarono la pubblicazione. Padre Arrupe inviò un ordine al Padre Provinciale dei Gesuiti di New York autorizzando ufficialmente la pubblicazione del mio libro “La Chiesa e gli omosessuali” per rilasciare l’abilitazione a pubblicare il libro con un Imprimi Potest. Il Cardinale Ratzinger reagì male e ordinò ai Gesuiti di farmi tacere sul tema dell’omosessualità e di negarmi, inoltre, qualsiasi posto di insegnamento. Iniziai la mia formazione come psicoterapeuta, poi la mia carriera come psicoterapeuta presso la comunità LGBT. Obbedii a quest'ordine per nove anni.

Dopo che Pedro Arrupe ebbe avuto un terribile ictus, Papa Giovanni Paolo II lo destituì dall’incarico di Padre Generale dei Gesuiti, indicando fra le motivazioni anche l’autorizzazione all’Imprimi Potest al mio libro da parte di Pedro.
Mi resi conto della grazia speciale che Dio mi aveva dato, per aiutarmi a maturare spiritualmente, per liberarmi dell’autorità esterna della Chiesa e per aiutarmi a discernere gli spiriti, per ascoltare ciò che Dio mi stava dicendo personalmente attraverso le mie esperienze personali tramite l’inabitazione dello Spirito Santo.
Dio mi ha reso consapevole che, per via della gratitudine verso di Lui, devo fare quello che posso fare per far sì che i miei fratelli e le mie sorelle gay possano liberarsi delle ferite che la religione, basata sulla paura patologica di Dio, aveva inflitto alla loro psiche. Durante gli anni della mia pratica di counseling e di psicoterapia spirituale, scoprii che la maggior parte degli uomini e delle donne omosessuali non potevano curare le loro ferite rimanendo isolati, ma che avevano bisogno di un gruppo di sostegno che li aiutasse ad operare il “discernimento degli spiriti” affinché essi permettessero loro di maturare spiritualmente.
Ricordo la dichiarazione al primo incontro di Dignity a New York: “La dignità non è qualcosa che possiamo dare noi stessi! Ma è qualcosa che possiamo contribuire a darci a vicenda!” Ma dopo nove anni in cui ho visto un aumento di omofobia nel Vaticano e il rifiuto di ogni sforzo di dialogo, di testimoniare la morte e la distruzione della piaga dell’AIDS, ho scoperto che non potevo più, in coscienza, rimanere in silenzio.
Così ho pubblicato il mio secondo libro “Scommettere su Dio” (lo stesso titolo del mio documentario). Spero che questo risponda alle vostre domande. In caso contrario, scrivetemi di nuovo. Vi allego una lettera aperta* a Papa Benedetto, nella speranza che possiate condividerla con i delegati.
(*) Presto, su questo blog, verrà pubblicata la lettera aperta a Joseph Ratzinger.
J. J. McNeill la leggerà all'Europride di Roma 2011, all'interno delle numerose iniziative che, nella settimana dal 6 al 12 giugno, il gruppo Nuova Proposta di Roma ha organizzato per i gruppi di persone LGBT credenti italiani.

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